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South Park

La storia di South Park è molto lunga e risale ai primi anni 90, quando Trey Parker e Matt Stone realizzano un cortometraggio dal titolo "The Spirit of Christmas". Nel 1995 un produttore della società televisiva americana Fox chiede ai due di realizzare un cortometraggio da regalare come "biglietto di Natale" ad alcuni colleghi ed amici. Si tratta di un filmato da 5 minuti, durante i quali Gesù e Babbo Natale se le danno di santa ragione per stabilire chi sia veramente il "re" del Natale, il tutto condito da una serie di parolacce e battute davvero indicibili -lo voglio!-. I veri protagonisti del corto, attorno ai quali ruota la vicenda, sono però quattro bambini, di cui vi rivelerò identità in seguito...

Ad ogni modo, il filmato fa il giro degli Stati Uniti, diventando un vero oggetto di culto tanto che, successivamente, i due giovani autori verranno contattati dall'emittente televisiva americana Comedy Central per realizzare 8 disegni animati, poi diventati 13, per la prima stagione televisiva di South Park. I due naturalmente accettano di buon grado e realizzano il pilota della serie: "Cartman gets an anal probe" ("Cartman si becca una sonda anale"!), che verrà messo in onda dopo alcune modifiche, come primo episodio. Il resto è storia...

protagonisti di questa serie sono Stan, Kyle, Cartman e Kenny, quattro bambini di circa 8 anni residenti, appunto, nella ridente "mountain town" (città di montagna) chiamata South Park.

Ognuno ha determinate caratteristiche che li contraddistinguono nettamente: Stan, berretto blu con pompon rosso, vomita ogni qual volta vede Wendy, la compagna di classe per la quale ha una poco celata cotta; Kyle, berretto verde con paraorecchie, è ebreo ed ha un fratellino adottato canadese, Ike, che a tempo perso suona l'armonica a bocca e che spesso viene calciato a mò di palla da rugby dal fratello maggiore; Cartman, berretto giallo e azzurro, è il più viziato, scurrile, grassoccio e malvagio del gruppo e la sua frase più famosa è "Ca**arola, sono inca**ato come un'ape!". Infine, l'ultimo, ma non meno importante, è Kenny, cappotto arancione con cappuccio perennemente alzato, cosa che rende praticamente impercettibile la sua voce (allo spettatore), muore praticamente in ogni episodio in circostanze assurde e spesso fantasiose: si passa da meteoriti, alla Morte stessa che lo tocca, all'arrivo degli zombie, fino all'autocombustione per aver dato fuoco ad un suo peto...

Sono forse i bambinetti delle elementari più "political uncorrect" della TV, e di certo la società in cui vivono non è da meno! In maniera assurda e provocatoria, nella cittadina impazzano la blasfemità, l'amore per la guerra, gli stravizi in generale, i pregiudizi, l'ambizione politica, il razzismo (cito, non perfettamente, a memoria: Cartman a Kyle "Ebreo del c***o!"; oppure MrGarrison "Ehi! Hai detto la parolaccia con la c!". Cartman: "Quale, ebreo?") e il pallino del sesso, visto quasi esclusivamente in maniera turpe (primi fra tutti l'insospettabile madre ninfomane di un inizialmente inconsapevole Cartman e Chef, cuoco della mensa scolastica, che praticamente in ogni episodio canta qualcosa su questo argomento), il tutto portato all'estremo con cinismo e sarcasmo...

I detrattori del cartone animato potrebbero affermare che, oltre ad essere decisamente turpi, i personaggi sono tutti bidimensionali, troppo statici (si muovono infatti orizzontalmente o verticalmente, senza muovere le gambe), poco dettagliati, dipinti con colori netti e senza sfumature e che le loro ombre sono soltanto proiettate sui fondali con l'uso della grafica del pc (con la quale tutto il cartone è odiernamente fatto). A costoro rispondo: lo stile è un'altra genialità del cartone, perché ne accentua il carattere idiota e umoristico (come non citare i canadesi, riconoscibili dalla testa tagliata per il largo a metà, semimovibile e barcollante?) ed inoltre lo rende davvero inconfondibile. E infine, benché la localizzazione sia americana, le situazioni vissute nel cartone sono "possibili" in qualsiasi parte del globo.
Davvero perfetto in ogni aspetto, insomma, e soprattutto molto, molto attuale.