AMO DA PESCA |
I primi ami risalgono al paleolitico, oltre 12 mila anni fa. Erano fatti con punte ricurve di osso, selce o corno, con un foro per il passaggio del filo. Gli ami di selce erano particolarmente piccoli. Qualche millennio più tardi, nel neolitico, vennero realizzati ami più complessi, formati da schegge di conchiglie o frammenti di osso o di corno tenuti insieme da cordini. Gli ami di bronzo e di ferro vennero introdotti dai greci. I romani crearono ami multipli e più grandi, per catturare i pesci di grossa taglia. |
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CRUCIVERBA |
L’enigmistica è un’arte molto antica. Già i romani erano appassionati di giochi di parole che sfruttavano il gran numero di termini palindromi (che si leggono in entrambe le direzioni, come “ala” o “Anna”) esistenti nella loro lingua. Il più famoso era il latercolo, o quadrato magico. Era formato dalle parole “rotas”, “opera”, “tenet” “arepo”, “sator”: messe l’una sotto l’altra si leggono da sinistra a destra, dall’alto in basso, dal basso in alto e da destra a sinistra. Non se ne conosce il significato ed era forse una formula cabalistica. A inventare le parole crociate come le conosciamo sarebbe stato, secondo alcuni, all’inizio del secolo, l’inglese Victor Orville durante un soggiorno in carcere a Città del Capo, secondo altri il giornalista americano del World Arthur Wynne. In Italia i cruciverba avrebbero una precisa data di nascita: l’8 febbraio 1925 la Domenica del Corriere pubblicò il primo “Indovinello delle parole crociate”. C’era stato però un precedente: il 14 settembre 1890 il giornalista Giuseppe Airoldi aveva pubblicato sul Secolo illustrato un cruciverba (senza quadrati neri), ma non aveva avuto successo. |
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SVASTICA |
Alla fine dell'Ottocento, alcuni studiosi tedeschi ipotizzarono che le genti germaniche discendessero direttamente da un antico popolo indo-iranico, quello degli ari. Gli ari furono allora indicati come i progenitori di una presunta “razza pura” (la “razza ariana”). Due errori clamorosi. In questo popolo, però, confusero erroneamente popolazioni diverse, che di comune avevano solo la lingua. Con un secondo errore, gli stessi studiosi credettero che la svastica (la croce uncinata) fosse stata inventata dagli ari. E fu per questo motivo che essa venne adottata da alcuni gruppi antisemiti intorno al 1910, e poi dal nascente partito nazista, come simbolo di “arianità”, cioè di purezza della razza. In realtà la svastica è un simbolo molto più antico e diffuso, con lievi varianti di forma, dalla Mongolia alla Cina, all’America centrale, al bacino mediterraneo (Susa, Creta, Troia, Cipro). Rappresenta il sole che ruota nel cielo, recando un augurio di fertilità e di benessere. |
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TERZO OCCHIO |
L’immagine dell’occhio, in virtù della sua importanza quale organo di senso, simboleggia presso quasi tutti i popoli l’occhio divino che vede tutto. Nell’antichità l’occhio compariva abitualmente come raffigurazione del dio Sole. Anche nella Bibbia si parla dell’“occhio di Dio” per rappresentarne l’onnipresenza e l’onniscienza. A partire dal Rinascimento, nell’iconografia cristiana l’occhio venne disegnato dentro un triangolo, con riferimento al mistero della Trinità. Simbolo di perfezione. Il triangolo equilatero è il corrispondente geometrico del numero 3, che universalmente rappresenta la perfezione. Nel triangolo compariva di frequente anche il nome ebraico di Dio: Jahvè o JHWH. L’occhio racchiuso nel triangolo è poi entrato anche nell’iconografia massonica. I massoni attribuiscono all’occhio una duplice simbologia: sul piano fisico il Sole, sul piano spirituale il Grande Architetto dell’Universo, un modo di indicare Dio. Il triangolo rappresenta alla base la Durata e ai lati Tenebre e Luce. |
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PASQUA |
La Pasqua cristiana si fissa in base al calendario lunare perché trae origine dalla Pesach, cioè la Pasqua degli ebrei, in coincidenza della quale sarebbe avvenuta la Passione di Cristo. Gli ebrei ancora oggi utilizzano un calendario i cui mesi durano quanto un ciclo lunare (29 o 30 giorni). La Pasqua ebraica viene (e veniva) celebrata il quattordicesimo giorno del mese nissàn, cioè in corrispondenza della luna piena di marzo-aprile. Perciò, fino al II secolo, i cristiani celebravano la Pasqua il 14 nissàn per ricordare la morte di Gesù, che, secondo l’evangelista Giovanni, era avvenuta in quel giorno. La nuova data. In seguito prevalse il desiderio di celebrare la risurrezione del Cristo e nel 325 il concilio di Nicea, interpretando un passo di San Paolo, stabilì come data della Pasqua la domenica successiva alla prima luna piena di primavera. Dunque la Pasqua cristiana può cadere in un arco di 35 giorni: dal 22 marzo (nel caso sia plenilunio il 21 marzo, primo giorno di primavera, e il giorno successivo sia domenica) al 25 aprile (nel caso il primo plenilunio sia il 18 aprile e il giorno successivo sia lunedì). In dipendenza della data della Pasqua, risultano fissate una serie di feste “mobili”, come la Pentecoste, che si celebra 50 giorni dopo (nel computo si comprende anche la Pasqua), o le Ceneri, 47 giorni prima, che apre il periodo della Quaresima. |
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AMERICA |
Nel 1500, all’inizio dell’espansione coloniale europea, in America esistevano due civiltà culturalmente progredite, inca e azteca, che però non conoscevano a sufficienza l’uso dei metalli, né possedevano le nozioni necessarie a costruire navi capaci di varcare l’oceano. Nello scontro tra le armate spagnole e quelle inca e azteche, dunque, i conquistadores ebbero gioco facile nonostante fossero molto svantaggiati numericamente. Agricoltura primitiva. La causa di questa disparità di progresso va però, secondo alcuni storici, cercata nelle risorse di cui disponevano i popoli dei due continenti. Le Americhe, rispetto agli altri territori, hanno subìto la colonizzazione dell’uomo in epoca recente. Le popolazioni asiatiche hanno varcato lo stretto di Bering tra 25.000 e 20.000 anni fa, e sono rimaste a lungo nella condizione di cacciatori e raccoglitori per la scarsa disponibilità di vegetali da piantare e raccogliere. Mentre in Europa il rapido sviluppo dell’agricoltura forniva i mezzi necessari per il progresso anche in altri campi. |
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BIBBIA |
La suddivisione in versetti della Bibbia risale alla stesura più antica del testo, cioè in lingua ebraica e con un alfabeto composto di sole consonanti. Quando, nell’VIII secolo, fu messo a punto il sistema vocalico dell’ebraico (dalla scuola di Tiberiade), fu anche fissata per sempre la distinzione in versetti: a essi corrispondeva anche una lettura di tipo musicale, come una cantilena. Come avviene la suddivisione. Per versetto, nella Bibbia, si intende: se si tratta di poesia, un verso (o meglio due stichi, cioè due versi con la stessa struttura metrica, come nei Salmi). Se invece si tratta di prosa, un versetto corrisponde a un pensiero, o a metà pensiero. La distinzione in capitoli, che era già presente anch’essa nella tradizione ebraica, fu resa definitiva soltanto nel XIII secolo. L’Antico testamento cristiano ed ebraico, oggi, sono uguali: le uniche differenze si trovano in quelle parti che la tradizione cristiana cattolica e ortodossa hanno preso dalla versione greca della Bibbia (il libro di Ester e di Daniele, per esempio). In questa versione, che comprende alcune parti in più rispetto alla versione ebraica, la numerazione dei versetti ovviamente cambia. I cristiani protestanti, invece, seguono il canone ebraico. |
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TERZO MONDO |
Il Terzo Mondo si chiama così per distinguerlo sia dall’Occidente (che sarebbe il “primo mondo”), sia da quelli che un tempo erano i Paesi comunisti (il “secondo mondo”). Comprende Paesi di Asia, Africa e America latina caratterizzati da un livello socio-economico arretrato, da un elevato tasso di incremento demografico e da un’economia prevalentemente agricola. Figlie del colonialismo. Ciò che, in origine, ha riunito questi Paesi è stato il fatto di essere stati colonizzati dall’Occidente e l’esigenza di diventarne indipendenti: infatti l’espressione “Terzo Mondo” nacque in occasione della conferenza di Bandung (Indonesia, 1955), dove per la prima volta si riunirono Paesi di Asia e Africa appena usciti dal colonialismo, con lo scopo di occupare un posto nella politica internazionale e di stabilire relazioni pacifiche con le potenze occidentali e comuniste, mantenendo però l’indipendenza e la neutralità dall’uno e dall’altro blocco. A partire dagli anni Settanta si è diffusa anche l’espressione “Quarto Mondo”: indica una quarantina di Paesi che, nell’ambito del Terzo Mondo, sono stati precipitati dalle crisi petrolifere e finanziarie di quegli anni in condizioni economiche di enorme precarietà. |
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TELEFONO |
I motivi per cui i tastierini telefonici (a destra) e quelli dei computer (a sinistra) sono ordinati in senso inverso sono di tipo pratico. I primi telefoni erano a disco. Si inseriva il dito nel numero voluto e lo si faceva girare in senso orario. I numeri andavano, allora come oggi, in ordine crescente. Le prime tastiere numeriche dei computer furono studiate molto tempo dopo e furono progettate dopo attenti studi ergonomici, cioè di ottimizzazione del rapporto uomomacchina. In questo caso ottimizzare significa, ad esempio, aumentare la velocità di battitura dei numeri diminuendo la possibilità di errore, ma anche l'affaticamento dell'operatore. Di conseguenza l'ordine si è invertito rispetto al telefono. Quando il telefono è passato dal disco alla tastiera si è scelto di mantenere il vecchio ordine numerico, per consuetudine e per non generare più disagi che benefici in alcune categorie di utenti, ad esempio i non vedenti. |
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MAPPE |
I primi cartografi riportavano sulla carta le posizioni dei luoghi in base delle stime dei viaggiatori, che misuravano le distanze in passi o in giorni di navigazione e determinavano la direzione osservando il Sole e le stelle. Attorno al 300 a. C., il messinese Dicearco tracciò due linee: una, latitudinale, andava dalle Colonne d’Ercole (l’attuale stretto di Gibilterra) attraversava il Mediterraneo e l’Asia Minore fino al limite del mondo conosciuto; un’altra, perpendicolare alla prima, passava per Lisimachia (nell’attuale Turchia occidentale) e Siene (l’odierna Assuan, in Egitto). Entrambe erano divise in stadi (circa 180 metri), generando così un reticolo. Eratostene (276-196 a. C.), il maggior geografo dell’antichità, estese le linee fino al Gange e alle sorgenti del Nilo. Nascono paralleli e meridiani. Marino di Tiro, vissuto nel secondo secolo, ideò un tracciato di linee parallele di latitudine e di longitudine misurate in gradi. Nell’alto Medioevo, alla tradizione scientifica si sostituì il mito e la fantasia. Ma dopo il Mille il risveglio dell’attività marinara, grazie anche all’invenzione della bussola, portò alla realizzazione di carte nautiche sorprendenti per precisione. Nel 1615 il matematico olandese Willebrod Snellius applicò per primo il sistema della triangolazione: la posizione reciproca delle località si ricava misurando gli angoli che esse formano fra di loro. |
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